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Certificato di Autenticità

Icona Russa

Russia Centrale, XIX secolo

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Dimensioni: 38.00 x 30.00

Tavola in legno

Tela su gesso e tempera

 

San Nicola. Taumaturgo

San Nicola taumaturgo è il più amato e venerato Santo di Russia e uno tra i più popolari della cristianità; il suo nome è ugualmente ed ampiamente diffuso sia in Oriente, dove visse ed operò, sia in Occidente, dove sono conservate le sue sacre reliquie, che l’Italia custodisce e venera a Bari. Benché le leggende che ne mitizzano la figura oscurino in parte il personaggio storico, le fonti concordano nel fissare alcuni fatti della vita del santo. Nato a Patara nel 280 circa, fu nominato vescovo  di ‘Myra,  in Licia  (“Asia Minore”, l’attuale villaggio turco di Dembre).  Fu Incarcerato durante la persecuzione di Diocleziano e ‘Massimiano. Dopo l’editto di Milano (313), con cui l’imperatore Costantino il Grande pose fine alle persecuzioni contro i cristiani ed elevò il Cristianesimo a religione preminente di stato, S. Nicola fece ritorno a ‘Myra. (Partecipò nel 315 al concilio di Nicea, il primo della cristianità, in cui venne condannata l’eresia di Ario. ‘Morto tra il 345 e il 352, il  santo vescovo fu sepolto nella chiesa di ‘Myra. Qui i suoi resti mortali, fatti sempre segno alla più profonda venerazione, rimasero sino al 1087, quando vennero trafugati e trasportati a Bari.

San Nicola fu eletto patrono di questa città, al ‘posto dell’antico protettore S. Sabino, e gli venne eretta una grandiosa ed austera basilica, meta tuttora di incessanti e devoti pellegrinaggi.

Il culto  del  santo,  raggiunse  in  Europa   il    suo     apogeo

all’ inizio del XII sec., dopo la traslazione a Bari; vivissimo in Oriente, si diffuse particolarmente in Russia, dove gli  fu consacrata una moltitudine di grandi e piccole chiese.  L’eccezionale culto è sostenuto da una ricchissima letteratura agiografica, di cui è possibile ricordare soltanto alcuni momenti salienti. La tradizione narra che il santo fin dalla nascita rispettava i digiuni imposti dalla regola ortodossa, rifiutando il latte materno fino al tramonto nei giorni di mercoledì e venerdì. Inoltre pare che egli, ancora neonato, si reggesse perfettamente in piedi. Adulto, avendo ricevuto una cospicua eredità dai genitori, Nicola la distribuì ai poveri. Particolarmente popolare è la leggenda secondo la quale un uomo, caduto in miseria al punto di voler fare delle sue tre figlie delle meretrici, fu salvato dal santo che gli gettò dalla finestra tre sacchetti contenenti oro. Di qui discenderebbe l’usanza dei doni natalizi ai bambini: Santa Klaus altro non è che la deformazione del nome del santo nella lingua olandese. S. Nicola inoltre intervenne più volte a favore di persone ingiustamente accusate.

Il miracolo dei tre condottieri occupa un posto particolare nelle narrazioni della sua vita; secondo la leggenda, durante il regno dell’imperatore Costantino tre condottieri bizantini furono ingiustamente condannati a morte. Raccogliendo le loro preghiere, S. Nicola apparve in sogno all’imperatore, intercedendo a favore dei tre innocenti, a cui fu così risparmiata la vita.

San Nicola è considerato anche protettore dei marinai, avendo salvato molti, secondo la tradizione, dall’annegamento e dal naufragio.

Fra tutti i santi, S. Nicola è anche il più vicino al contadino e all’uomo del popolo; egli è per eccellenza, per antonomasia quasi, il tramite tra Dio e l’uomo, come conferma il detto popolare: “Chiedilo a Nicola, lo dirà al Salvatore”. Numerosissime sono le icone di S. Nicola; una sua immagine si trova quasi in ogni izba russa.

L’iconografia russa prevede due fondamentali tipi di raffigurazione del taumaturgo: con la mitra, secondo la denominazione popolare “Nicola d’inverno”, giacchè la Chiesa Ortodossa, commemora S. Nicola il 6 dicembre, nel giorno della morte; senza mitra, il cosiddetto “Nicola d’estate”, perché collegato alla festa del 9 maggio, in cui si ricorda il trasferimento delle spoglie del santo a Bari.

L’icona in analisi raffigura S. Nicola d’estate, senza mitra.

La raffigurazione è quella tradizionale strettamente legata al culto ortodosso di S. Nicola, intercessore per l’uomo presso Dio e ideale del sacerdote. A questo aspetto del culto contribuì senza dubbio il canone iconografico del volto del Santo: la fronte alta, la pronunciata calvizie, i morbidi lineamenti, in cui alla dolcezza si associa una penetrante severità.

L’immagine sottolinea ed accentua quei tratti che avvicinano il volto di S. Nicola alle sembianze tipiche del sacerdote russo, incarnandone contemporaneamente le principali caratteristiche dello spirito: zelo in maniera di fede, pietà verso gli uomini.Da Sb Force nero 440 Nike VulcScarpe MulticoloreOssidiana Uomo Lupo Delta grigio Skateboard cuTl15F3KJ

La pittura della icona in esame è tradizionale nella maniera e nelle tecniche. Le peculiarità del soggetto si rivelano in particolare nella scrittura del volto, eseguita con chiarificazioni progressive e lumeggiature bianche che segnano le inconfondibili sembianze del santo, marcando con accentuate suggestive stilizzazioni le pieghe della pelle sotto gli occhi, le rughe profonde delle guance scavate. Rughe accentuate solcano anche l’alta fronte, che si dilata confondendosi con l’avanzata calvizie, cosicché nella conformazione del volto appare una marcata sproporzione fra la parte inferiore, minuta ed assottigliata, e quella superiore, notevolmente più larga. Questa particolarità frequente anche nelle raffigurazioni del volto del salvatore, imprime all’immagine un forte movimento ascendente accentuato dalle spalle strette e spioventi, ed allo stesso tempo esalta l’intelligenza che emana dalle sembianze del Taumaturgo. La barba (dalla tradizionale foggia che, come vuole il canone, termina alle estremità con due riccioli), la capigliatura, le ciglia e i baffi sono eseguite con sottili pennellate bianche che danno vita all’austera canizie del Santo. Gli occhi sono ravvicinati, e la profonda fissità dello sguardo è accentuata dalla severa magrezza del volto. San Nicola, raffigurato a mezzo busto, indossa i tradizionali paramenti vescovili.

La mano sinistra del Santo regge il Vangelo aperto. Fra il libro e la mano è frapposto un panno, tradizionale segno di rispetto verso gli oggetti sacri. La mano destra è invece sollevata nel gesto della benedizione.

Sopra le spalle di S. Nicola su un manto di nuvole, vi sono le figure di Cristo che porge il Vangelo e della Madonna che  porge l’omophorion, in ricordo dell’intervento divino che portò alla consacrazione del Taumaturgo a vescovo di Myra. La tradizione narra che nel 300, quando morì il vescovo di quella città, tutti i Vescovi della Licia si riunirono per scegliere il successore; il più anziano di essi ricevette in sogno l’ordine di scegliere colui che si sarebbe presentato per primo l’indomani in chiesa, un uomo di nome Nicola.

Così accadde, ed  il Santo, nonostante la propria riluttanza a ricoprire una carica di cui si dichiarava indegno, fu consacrato vescovo. In seguito la tradizione aggiunse a questo episodio un ulteriore spiegazione: lo stesso Nicola, prima della morte del suo predecessore, avrebbe avuto una visione in cui il Salvatore gli consegnava il Vangelo e la Madonna l’omophorion, simboli della dignità vescovile. Una leggenda più tarda fornisce un’altra interpretazione delle due figure ai lati del Santo, spiegandole come un illustrazione del celebre “Miracolo di Nicea”. Durante il Concilio di Nicea, S. Nicola, indignato per l’intervento di Ario, colpì l’eretico con uno schiaffo, Ario se ne lamentò presso l’imperatore Costantino, anch’egli presente al Concilio. Per decisione dell’assemblea, fu privato della veste vescovile ed imprigionato. Ma durante la notte gli apparvero Cristo e la Madonna e gli consegnarono il Vangelo e l’omophorion, simboli della dignità che gli era stata tolta.

Ai lati dell’icona sono raffigurati a sinistra l’Angelo Custode, a destra S. Diomede. Figure cui probabilmente era devoto il proprietario dell’icona.

L’icona costituisce un tipico esempio di produzione iconografica della seconda metà dell’800 e si presenta in buono stato di conservazione con pochi segni di restauro.

Mario Mossa

Bari, 10 dicembre 2004

 

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